Google presenta Accelerated Mobile Pages in Italia: sarà una tecnologia “pervasiva”

Premessa: per capire meglio di cosa stiamo parlando, se siete su mobile potete leggere questo articolo anche in versione

Premessa: per capire meglio di cosa stiamo parlando, se siete su mobile potete leggere questo articolo anche in versione AMP

Con questo termine piuttosto eloquente, Luca Forlin, responsabile per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa delle partnership strategiche di Google nel settore news e informazione, ha definito la visione di Big G su Accelerated Mobile Pages, nel debutto delle AMP Office Hours di Google News Lab in italiano.

AMP Office Hours è una serie di hangout pubblici in cui viene illustrata questa nuova tecnologia, annunciata a ottobre 2015 e visibile dal 24 febbraio scorso. Tra il 7 e il 17 marzo è programmata la pubblicazione di una serie di appuntamenti in otto nuove lingue, tra cui l’italiano.

Protagonista il già citato Luca Forlin, che chiosa con queste parole:

La distrubuzione delle AMP sarà pervasiva… sarà lo standard, nelle nostre intenzioni

Tutto il contenuto di questo hangout, e il fatto stesso che Google ne abbia programmati in molte lingue diverse, rafforzano questa affermazione. Vediamo dunque i concetti chiave che, a mio avviso, emergono dall’intervento di Forlin.

La monetizzazione

La proliferazione degli ad blockers e la conseguente necessità di nuovi modelli di business per l’editoria è nelle premesse del discorso. Gli editori potranno mantenere il loro network pubblicitario, ma fin d’ora AMP prevede il supporto per pubblicità, abbonamenti e paywalls. Tutto era già stato anticipato nel post di presentazione:

Any sites using AMP HTML will retain their choice of ad networks (…). It’s also a core goal of the project to support subscriptions and paywalls.

In altre parole, Google scommette sul cambio di approccio alla remunerazione dei contenuti, immaginando un futuro in cui banner e pop-up non basteranno più. In Italia, il Corriere della Sera ha anticipato i tempi da poco più di un mese e sembra avere una visione simile del futuro.

Il patto sembra essere: vi offriamo visibilità extra (il carousel) e una tecnologia dedicata per produrre contenuti adatti al campo in cui si gioca la partita (i dispositivi mobili). Dato che in questo campo il lettore non vuole pubblicità, vi offriamo la possibilità di avere il vostro guadagno con formule innovative. È quella che in inglese si definisce una win-win situation. Anzi, win-win-win, perché credo proprio che anche Google trarrà il suo beneficio, verosimilmente gestendo la pubblicità e nell’immediato dotandosi di un gadget che risponde a Facebook e ai suoi Instant articles.

Qualcuno ha detto ecommerce?

L’idea che la pagina di un prodotto, oppure una landing page fortemente commerciale si apra all’istante e magari integri una soluzione di pagamento ancora più immediata di quelle disponibili attualmente è interessante, vero?

Forlin affronta la questione rispondendo a una domanda, purtroppo facendoci sapere che per ora pagine con interazioni complesse, tipo transazioni o form, non sono ancora supportate, ma è evidente che l’intenzione è quella di arrivarci.

D’altra parte, finora il progetto è fortemente legato al mondo News: ci viene presentato da un manager di quell’area e i post su G+ si trovano nella community News Lab, dedicata a giornalisti e imprenditori del settore.

Un’alleanza molto vasta

Accelerated Mobile Pages non è una tecnologia creata da Google, ma è un progetto open source che entra a pieno titolo nella Digital News Initiative, e che conta già numerosissimi partner in tutto il mondo: nell’editoria tradizionale, nell’advertising, tra i social network e così via. Di fatto entrerà nell’alleanza chiunque vorrà dotare il proprio sito di contenuti accelerati, cosa che a Mountain View auspicano.

Non cambia niente per la SEO… oppure sì

Rispondendo a una domanda diretta, Forlin chiarisce che pubblicare un contenuto in formato AMP non darà benefici diretti alla sua indicizzazione. Scendendo nel tecnico per un momento, una pagina AMP fa riferimento a una pagina “madre” in HTML tradizionale, refererenziata con l’attributo rel=”canonical”. I segnali SEO sono quelli della pagina canonica: l’avere una pagina AMP non dà nessun vantaggio diretto. Naturalmente, spiega Forlin, offrire pagine veloci e ben ottimizzate alzerà il tasso di engagement e di conseguenza potrebbe portare benefici SEO in termini di link, citazioni e basse frequenze di rimbalzo.

Conto di scrivere presto anche un articolo su come adottare questa tecnologia anche sul proprio blog, magari facendo qualche prova. Nel frattempo, potete trovare maggiori dettagli nella documentazione ufficiale del progetto, oppure seguendo il prossimo appuntamento con AMP Office Hours in italiano, che riguarderà un’introduzione più tecnica.

Concludendo, vi invito come sempre a dire la vostra: avete già provato AMP? Pensate che possa davvero diventare uno standard anche al di fuori del settore editoriale?

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